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Paragrafo  2  . L'economia sul continente: prevalenza dell'agricoltura

e sviluppo industriale  limitato e non  uniforme.


Mentre  in  Gran  Bretagna  il  processo  di  industrializzazione   si
intensificava, nel resto d'Europa esso era quasi ovunque  ancora  alla
fase  iniziale  e interessava aree limitate. Nell'Europa  continentale
l'attivit  economica  prevalente continuava ad essere  l'agricoltura,
che  per altro non era particolarmente avanzata. Infatti, l'incremento
della  produzione, che si era accompagnato alla crescita  demografica,
era   stato   determinato   non  tanto  da  innovazioni   tecniche   e
metodologiche, quanto dalla diffusione e dal perfezionamento di metodi
e  di  strumenti gi in uso. Fatta eccezione per l'Olanda, alcune zone
della   Francia,   della   Germania   settentrionale   e   dell'Italia
settentrionale, dove cominciavano a formarsi imprese agrarie  di  tipo
capitalistico,  l'agricoltura  europea restava  ancora  caratterizzata
dall'arretratezza  dei  sistemi  produttivi,  dalla   prevalenza   del
latifondo e dalla condizione servile delle masse contadine.
     Nel  Belgio lo sviluppo industriale aveva avuto inizio alla  fine
del  Settecento, prima che negli altri paesi dell'Europa continentale,
per  l'esistenza di condizioni particolarmente favorevoli. Le  miniere
fornivano  quantit  notevoli  di carbone  e  di  ferro  e  l'attivit
mercantile,  praticata  da secoli, aveva permesso  l'accumulazione  di
ingenti  capitali.  L'aumento demografico  rendeva  inoltre  possibile
un'ampia  disponibilit di manodopera a basso costo e  un  ampliamento
del   mercato;   quest'ultimo   era  favorito   anche   dalle   misure
protezionistiche  attuate  dal governo,  per  difendere  le  industrie
locali     dalla     concorrenza    straniera,    dal    conseguimento
dell'indipendenza  nel 1830 e dalla realizzazione di  una  fitta  rete
ferroviaria.
     In  Francia,  l'aristocrazia prima  e  la  grande  borghesia  dei
banchieri  e  degli  affaristi  poi non  avevano  promosso  iniziative
favorevoli   alla  nascita  dell'industria.  I  capitali   disponibili
venivano  in gran parte destinati all'agricoltura oppure investiti  in
speculazioni finanziarie; la limitata crescita demografica  non  aveva
prodotto un significativo incremento dei consumi; la maggioranza della
popolazione  rimaneva  legata all'agricoltura e  l'urbanizzazione  era
molto  ridotta. L'esistenza di tali condizioni determin un pi  lento
avvio del processo di industrializzazione.
     Nella  Confederazione germanica numerosi fattori ostacolavano  lo
sviluppo   industriale:   la   frammentazione   politica;   l'egemonia
esercitata    dall'Austria;   l'ostilit   della   classe   dominante,
l'aristocrazia  conservatrice,  verso  qualsiasi  trasformazione,   in
quanto  considerata  pericolosa per il  mantenimento  del  potere;  la
preferenza dimostrata dai detentori di capitali per le speculazioni
     
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     finanziarie,  nelle  quali si distinsero i banchieri  Rothschild,
piuttosto che per gli investimenti industriali.
     A  partire dagli anni Trenta, comunque, cominciarono a delinearsi
condizioni pi favorevoli; fu realizzata, infatti, un'unione  doganale
(Zollverein) tra i vari stati della Confederazione e venne promosso un
pi  intenso  sfruttamento delle risorse naturali, in particolare  dei
ricchissimi  giacimenti carboniferi della Ruhr, della Slesia  e  della
Sassonia.
     Nell'impero  austriaco  il  processo di  industrializzazione  era
frenato  dalla frammentazione politica e dalle forze conservatrici  al
potere, provenienti in gran parte dall'aristocrazia terriera. Un certo
sviluppo industriale si era verificato solo in Boemia e in Lombardia.
     L'economia  della  Spagna  e  del Portogallo  era  caratterizzata
dall'assenza quasi totale di industrie moderne. In seguito  al  crollo
dell'impero coloniale era infatti notevolmente calata la disponibilit
di  materie prime e di risorse finanziarie; il governo, per colmare il
pesantissimo deficit, aveva fatto ampio ricorso al prestito  pubblico,
sottraendo   capitale   che  avrebbe  potuto   essere   destinato   ad
investimenti   industriali.  La  vendita  delle  terre  ecclesiastiche
nazionalizzate,  anch'essa effettuata per risanare  il  bilancio,  era
inoltre  andata  a  vantaggio  di pochi grandi  proprietari  terrieri.
Questi  ultimi  concentravano nelle loro mani gran  parte  delle  aree
coltivabili,   che   sfruttavano  con  mezzi  e  sistemi   scarsamente
produttivi.
     In  Russia  la permanenza di ordinamenti economici e  sociali  di
origine  feudale,  che  assicuravano  il  predominio  all'aristocrazia
terriera  e  costringevano a condizioni servili  le  masse  contadine,
impediva il decollo di qualsiasi industria.
